Rosso come il cielo

Regia: Cristiano Bortone
Cast: Luca Capriotti, Paolo Sassanelli, Marco Cocci, Francesca Maturanza.
Genere: Drammatico- biografico.
Anno: 2005

Anno 1971. In un paese della provincia di Pisa vive Mirco Mencacci, un bambino con la passione del cinema e con un interesse particolare per la musica e per i suoni. Accidentalmente, a causa dello sparo di un fucile, Mirco perde parzialmente la vista fino a diventare cieco. La legge in Italia in quei tempi non permetteva la presenza di alunni ciechi nelle classi comuni della scuola pubblica. I genitori di Mirco sono così costretti a portarlo a Genova presso un istituto differenziato per ciechi gestito dal controllo delle suore. Ben presto Mirco darà sfogo alla sua passione per il cinema e per i suoni; egli, infatti, utilizzerà delle bobine per registrare rumori, per svolgere un compito scolastico sulle stagioni assegnato dal maestro e per dar vita ad una storia inventata, narrata con voci e suoni. Il suo entusiasmo trascinerà in questa esperienza fantasiosa anche alcuni dei suoi compagni d’istituto e Francesca, la figlia della portinaia dell’istituto, l’unica bambina vedente. Il film si concentra, a questo punto, sulle continue riunioni clandestine dei bambini per la registrazione della storia inventata, momento nel quale danno ampio spazio a tutta la loro creatività. In una delle loro fughe Mirco e Francesca conoscono Ettore, una ragazzo cieco che studia all’Università e che lavora come operaio in un’industria, impegnato in lotte operaie e studentesche. Sarà proprio Ettore che mobiliterà una manifestazione contro l’istituto quando si diffonderà la notizia dell’espulsione di Mirco a causa del suo comportamento irrispettoso per le regole imposte dal bigotto direttore dell’istituto.

La pellicola enfatizza una delle tematiche sociali di notevole importanza, quale è la diversabilità, in particolar modo, in questo caso, la cecità. Il regista Bortone si ispira ad una storia vera, ovvero quella di Mirco Mencacci, attualmente un noto responsabile dei suoni di molti film del cinema italiano. Questa storia biografica reale è portata sugli schermi cinematografici con lo scopo di denunciare quella che era la normativa italiana negli anni ’70. Si pensava che soltanto attraverso scuole speciali, si poteva continuare a garantire un’istruzione  adeguata nelle scuole pubbliche, in caso contrario compromessa dalla presenza di alunni ciechi e anche sordomuti.

Una scuola speciale che tende, però, a limitare ogni forma di creatività, di sogno e di passione presente in quei bambini, conducendoli ad un unico destino comune ed ineluttabile: essere un centralinista o un tessitore; bambini, quindi, senza un futuro perché la diversabilità è visto come un ostacolo, un paletto fisico che impedisce di andare oltre con la mente. Il film denuncia proprio questo atteggiamento, il quale  continua a rimanere chiuso in sé, osteggiando ogni forma di progresso. Così, il protagonista dimostra come è possibile che un futuro diverso sia possibile anche per chi, come lui, per disgrazia o per natura, non ha potuto godere di alcuni privilegi come la vista. Sfruttando gli altri sensi e un pizzico di immaginazione e di creatività è possibile dar vita ad una recita di fine anno alternativa da quella solita prevista e cucita per loro. In tutto questo va sottolineato il merito del maestro dei bambini, Don Guido, di contrapporsi al sistema e di sfidare le rigide regole; un maestro che crede nelle potenzialità dei suoi alunni e nella libertà di volare nonostante la diversabilità. Don Guido contribuisce a coltivare in Mirco la sua passione per i suoni, regalandogli di nascosto delle bobine e permettendogli di realizzare la sua storia inventata attraverso la recita di fine anno.
Il film ha il pregio di condurre la narrazione dal punto di vista dei bambini, sottolineando la forza di andare avanti che contraddistingue il protagonista. Nel film non manca il contesto sociale degli anni ’70 di lotta operaia e di contestazione studentesca, forse, a mio parere, un po’ calcata; si possono sentire le forti voci di non consenso, notare cartelloni con scritte di protesta ben in vista, osservare i due bambini, Mirco e Francesca, che si ritrovano totalmente immersi nella massa dei manifestanti, così come il riferimento all’attivismo politico del padre di Mirco.
La pellicola vanta una buona recitazione da parte di tutto il gruppo dei bambini e una particolare e grandiosa capacità interpretativa di Paolo Sassanelli nel ruolo del maestro.

Il film sebbene sia di notevole importanza, in quanto tratta un tema sociale di forte sensibilità e di attualità ancora moderna, nel panorama cinematografico italiano non ha riscosso un grandissimo successo, forse soltanto per una m