Psycho

Regia: Alfred Hitchcock
Cast: Janet Leigh, Anthony Perkins, John Gavin, Vera Miles, Martin Balsam.
Genere: Thrieller psicologico
Anno: 1960

Trama: Marion Crane, impiegata di un’agenzia immobiliare, scappa con 40.000 dollari che le vengono affidati per essere depositati in banca. Nella sua fuga si fermerà presso un motel gestito da un ragazzo con disturbi psichici.

Psycho è un affascinante thriller psicologico che è riuscito, nonostante siano passati tanti anni, a rimanere ben saldo nella memoria collettiva. E’ un giallo che riesce a garantire quel giusto livello di suspense che è solitamente tanto desiderato dal pubblico amante del genere. Ed è proprio su questo aspetto che questo bellissimo film punta e gioca: sono tanti i momenti di attesa che preludono a qualcosa di spaventoso e di negativo. A contribuire a creare questo clima è di certo la meravigliosa location del motel deserto, isolato e privo di clientela.
La protagonista Marion Crane giunge sola con la sua auto, di sera e sotto un acquazzone, presso questo motel dove ad accoglierla c’è un gentile gestore di nome Norman Bates (interpretato da un geniale Anthony Perkins). E’ da questo momento che la trama del film si fa fitta e terrificante anche per la presenza, sullo sfondo della location del motel, di un’immensa casa, avvolta nel buio, dove vive la mamma invalida di Norman che sembra essere gelosa del proprio figlio.
L’aspetto interessante della trama di Psycho consiste nell’ essere introdotta per un’abbondante mezzora da avvenimenti che subito si mostreranno poco fondanti per lo sviluppo dell’intera storia. I primi momenti, infatti, sono dedicati alla vita della protagonista: ha un amante con problemi economici, un lavoro decennale in un’agenzia immobiliare e una sorella con cui condivide la casa. Marion Crane si fa artefice, con la speranza di riuscire a cambiare la sua vita e quella del suo fidanzato, del furto di 40.000 dollari di un cliente dell’agenzia. Dunque, si tratta di un preludio che serve principalmente a introdurre la vita di questa donna che si vedrà, molto prima della metà del film, perdere la vita. In questo senso il cineasta introduce un aspetto innovativo e discostante dal cinema classico: la protagonista muore prima della metà del film. Questo elemento contribuisce a rendere l’assassino della giovane donna ancor più sorprendente e inaspettato. A livello narrativo, questi due aspetti si possono considerare di grande impatto innovativo, soprattutto se si considera la sequenzialità delle trame a cui si è solitamente abituati.
Ma le caratteristiche sorprendenti di Psycho riguardano soprattutto alcune scelte registiche operate da Hitchcock. Si può pensare alle particolari inquadrature che vengono ideate per sottolineare il terrificante clima di quanto sta accadendo, e non a caso queste sono destinate ad alcune scene svolte proprie in quella villa che fa da sfondo al paesaggio desolante del motel. Di grande spessore è il momento in cui il giovane Norman percorre le scale che conducono verso la camera da letto di sua madre. Le inquadrature seguono il passo di Norman, ma si arrestano dinanzi alla porta della camera lasciata socchiusa e da cui traspare un filo di luce bianca. In quel momento l’inquadratura si eleva, riprendendo la porta dall’alto, mentre si ascolta il dialogo tra Norman e sua madre, per poi vedere il giovane portare via la mamma in braccio giù per le scale. Non è dato in nessun momento guardare il volto dell’anziana, e tutto questo arricchisce la narrazione ancor più di mistero e di suspense.
Anche il momento dell’omicidio dell’investigatore, incaricato di trovare Marion, è gestito con la stessa accuratezza registica e non a caso la scena è compiuta nello stesso punto, ovvero dinanzi alla porta di quella camera da letto. Inoltre, non si può tralasciare il momento più cruciale e che più è rimasto impresso nella mente del pubblico: la scena fatidica dell’assassino di Marion sotto la doccia. E’ una scena particolare dalla durata di 45 secondi, la quale, pur non mostrando chiaramente i colpi dell’assassino, è stata resa con grande crudeltà e violenza.
Un altro aspetto interessante da analizzare e centrale per il dispiegarsi della narrazione è quello del rapporto malato tra Norman e la madre. Il ragazzo racconta la sua storia (dal suo punto di vista) a Marion nel momento in cui si conoscono e da qui già emerge l’idea di un rapporto fortemente dipendente di quel figlio amorevole verso quella madre malata. Ed è sorprendente visionare la dura realtà che si cela dietro quel rapporto simbiotico e ossessivo e che verrà perfettamente spiegato dallo psichiatra che prenderà in cura il giovane Norman. Perkins in questo senso è stato eccezionale, riuscendo a realizzare una perfetta interpretazione del giovane con problemi psichici e in grado nello stesso tempo di mantenere un certo livello di lucidità. Indimenticabile è il monologo finale dello stesso che chiude magistralmente questo splendido film.
Psycho è un’ inquietante storia di distorsione della realtà che può avvenire nella mente umana, guidata da una regia che ha regalato alcune delle scene più belle della storia del cinema, grazie anche alle splendide interpretazioni dei suoi attori. E’ un film che addensa suspense e terrore grazie anche aelle ambientazioni tetre realizzate grazie al contributo del bianco e nero. Dunque, un thriller che gioca sulle dinamiche della psiche con il risultato di un film di tensione magnificamente riuscito.

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