I 400 colpi

Regia: Francois Truffaut
Cast: Jean Pierre Léaud, Patrick Auffay, Claire Maurier, Albert Rèmy, Guy Decomble.
Genre: Drammatico
Anno: 1959
Titolo originale: Les quatres cents coups

I 400 colpi è il primo lungometraggio diretto da Fracois Truffault, insigne cineasta del movimento cinematografico Nouvelle Vague.
Si tratta di un’opera cinematografica delicata che fonda le sue basi sulla triste storia di un bambino, Antoine Doinel, che altro non è che l’alter ego dello stesso regista. L’ambientazione è la città di Parigi di cui si possono ammirare le strade, i monumenti, i cinema e la stessa Torre Eiffel, che apre il film accompagnata da una musica triste, quasi a introdurre un clima di infelicità. La vita di Antoine, infatti, non è tra le più fortunate: non riesce a spiccare nei rendimenti scolastici e la sua famiglia non gli rivolge grandi attenzioni. Antoine fondamentalmente è un bambino buono, ma a causa di un sistema sociale, scolastico e familiare duri, lontani e poco inclini agli stati d’animo e ai sentimenti dell’infanzia, cerca conforto in esperienze alternative, come quelle con il suo caro amico Renè. Preferisce, difatti, di gran lunga le giostre e il cinema alla scuola.
I 400 colpi pone in rilievo il mondo dell’infanzia non capita, non ascoltata e non accompagnata adeguatamente nel passaggio verso l’adolescenza e quindi verso l’età giovanile. Antoine si ritrova solo in questo delicato passaggio e, così, difficilmente riesce a non commettere sbagli che gli costano una denuncia in commissariato dal suo patrigno e la destinazione in un riformatorio. E’ la scena finale a restituire al giovane Antoine una corsa di liberazione, da una società incomprensibile, verso la vita e verso quel mare tanto sognato e immaginato durante la sua vita in città.
Dunque, una fuga da una realtà chiusa e autoritaria che vede i bambini come gli unici artefici dei loro fallimenti e delle loro devianze. E’ descritta quindi una società che non si interroga sui propri sbagli e che preferisce risolvere le problematiche infantili e giovanili attraverso la loro delega alle istituzioni, con una conseguente emarginazione ancor più diseducativa e drammatica. A essere denunciati in questo film sono proprio le maniere educative di una società obsoleta ed unica responsabile della dispersione delle sue nuove generazioni. Si può prendere per esempio il professore che afferma che la ricreazione è un premio e non un diritto, o la mamma di Antoine che comanda suo figlio per le sue personali esigenze senza preoccuparsi che dorme in uno spazio ristretto senza coperta bensì con un sacco a pelo e un pigiamo strappato; così come l’atteggiamento ambivalente di questa mamma che si mostra prima indifferente, poi amorevole e poi nuovamente distaccata. 
Oltre al bel finale liberatorio, il film si arricchisce anche di un altro elevato momento scenico: la conversazione di Antoine con la psichiatra a cui risponde in modo sorprendentemente schietto. E’ una conversazione sconcertante che può lasciar inorriditi alla luce delle rivelazioni fatte dal protagonista sulle sue esperienze, soprattutto se si considera che vengono raccontate in modo scontato.  

Annunci