Viale del tramonto

Regia: Billy Wilder
Cast: William Holden, Gloria Swanson, Erick von Stroheim, Nancy Olson.
Genere: Drammatico
Anno: 1950
Titolo originale: Sunset Blvd

Trama: Joe Gillis, uno sceneggiatore disoccupato, va a vivere nella grande casa di Norma Desmond, una ex star del cinema muto, facendosi mantenere da lei. In cambio Joe dovrà scrivere la sceneggiatura del film che permetterà il glorioso ritorno di Norma sul grande schermo.

Viale del tramonto è un capolavoro drammatico che parla di cinema e di quante sofferenze spesso si celano dietro una macchina da presa. Billy Wilder porta in scena il cinismo di un mondo che sembra utilizzare le persone per i propri fini, elargendole a divi per poi catapultarle nel dimenticatoio non appena qualcosa di più moderno sembra richiamare interesse. Si tratta di una vera denuncia nei confronti di quel cambiamento culturale che investì il modo di fare cinema intorno agli anni ’40 e ’50. La cinematografia si stava evolvendo verso tecniche sempre più nuove. Il vecchio cinema muto, che aveva contraddistinto gli anni ’20, veniva salutato per accogliere il sonoro. In questo senso grandi attori si videro tagliati fuori da questo nuovo modo di fare cinema e rimpiazzati da nuove stelle promettenti. E’ quanto accade alla bella Norma Desmond, interpretata dall’attrice Gloria Swanson che ha vissuto in prima persona il mutamento cinematografico raccontato nel film. Interessante è il parallelismo che Wilder ha creato tra gli interpreti e i personaggi di questo suo film. La Swanson è stata davvero una grande stella del cinema muto; così come è stata realmente diretta nel film La regina Kelly da Erick von Stroheim, che nel film di Wilder assume i panni del primo regista che ha creduto in Norma Desmond. E’ questo parallelismo tra vita e finzione che rende Viale del tramonto un film fortemente veritiero e drammaticamente attuale.
Altrettanto triste è la storia del personaggio Joe Gillis, uno scrittore di soggetti cinematografici, che vive scansando i suoi creditori e che trova in Norma Desmond una via di fuga per la sua vita da squattrinato. La donna si innamora in modo ossessivo e morboso del giovane Joe, il quale decide di restarle accanto soltanto per non tornare a scrivere per il giornale del suo paese e quindi ad una vita priva di comodità e di lusso. Il suo è un compromesso, non eticamente accettabile, che gli permette di poter provare a sfondare nel mondo della scrittura cinematografica.
Viale del tramonto si avvale, inoltre, di una splendida scenografia soprattutto se pensiamo all’immensa casa nella quale vive Norma Desmond. Si tratta di una villa esternamente fatiscente che sembra abbandonata e cadere in pezzi; anche il giardino è in stato di abbandono, così come il campo da tennis e la piscina ormai prosciugata. Ma in realtà quell’abitazione nasconde al suo interno la vita triste e solitaria di Norma, che vive rinchiusa nel ricordo di se stessa. Ha fatto della sua casa il suo tempio dove conservare i suoi ritratti, le sue immagini e dove si è creato un cinema privato per guardare i film muti di cui era protagonista. Si assiste, quindi, all’elogio sconfinato di questa donna per se stessa, incapace di accettare l’idea di non esser più parte di quel mondo che tanto l’ha resa celebre. “Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo” è quanto afferma a proposito della sua situazione.
Wilder mette così in evidenza la vita di questa donna, cinquantenne, che è stata tagliata fuori dal cinema e che si è creata un mondo fittizio in cui crede di essere ancora ammirata e ricercata (questo a causa anche del suo maggiordomo Max che contribuisce a crearle questa realtà ormai passata). E su questa via la sua ossessione per il cinema e per il giovane Joe la condurranno verso il delirio totale in cui non riuscirà più a scindere la finzione scenica dalla realtà.
Viale del tramonto è cinema nel cinema; è una meravigliosa chiave di lettura della frustrazione che deriva dall’essere messi da parte, dall’essere ritenuti ormai vecchi e dall’essere considerati sulla via del declino. E tutto questo in chiave amara e inevitabilmente dolorosa.