Basta che funzioni

Regia: Woody Allen
Cast: Eva Rachel Wood, Henry Cavill, Larry David, Patri
Anno: 2009
Genere: Commedia

Boris è un anziano ex fisico con un matrimonio fallito e un suicidio non riuscito alle spalle che conduce la sua vita in perenne contrasto con gli altri e la società. Un giorno conosce una giovane ragazza di provincia di nome Melody che riesce ad alterare la severa metodicità della sua vita.

Quando si inizia a pensare e a rendersi conto di non sentirsi uguale agli altri, uguale ai “vermetti”,  ed essere superiori ad essi allora si può giungere a vivere in uno stato di piena e beata misantropia. Cercare una via d’uscita attraverso una finestra per suicidarsi può sembrare la soluzione a tutti i mali esistenziali, ma in realtà nemmeno questo gesto sembra riuscire con successo e liberare il protagonista dal suo malessere esistenziale.
Boris, il protagonista della nuova pellicola di Allen, altro non è che la personificazione dello stesso regista. E’ un uomo che, giunto nell’età matura e in seguito ad una serie di episodi che hanno segnato la sua esistenza,  decide di allontanarsi dagli altri, dalla superficialità, dal conformismo e da una società che non tollera perché lo fa sentire fuori luogo.
Boris sente di non esser adeguato per questa realtà perché non è la sua realtà e non riesce nemmeno a trovare qualcuno con cui condividere i suoi pensieri. I suoi amici non lo comprendono perché non riescono a guardare oltre e a rendersi conto di essere guardati da un pubblico in una sala cinematografica che mangia pop-corn; Boris riuscendoci, invece, viene deriso e preso per pazzo. Egli parla al suo pubblico all’inizio, alla fine e durante la pellicola testimoniando la sua capacità di rompere gli schemi e andare al di là di quello che rientra nella realtà tangibile. Tutto ciò permette di capire la non apparente superiorità del protagonista rispetto agli altri personaggi che sono posti in scena senza la consapevolezza di ciò che sono e rappresentano. Il protagonista ha uno sguardo più ampio e lungimirante, va oltre e coglie tutto ciò che la massa non comprende mostrando tutto il suo cinismo dirompente. Sembra che quel “basta che funzioni” serva per andare avanti e accettare le situazioni, e così basta che in una relazione, in un rapporto, in una situazione tutto funzioni perché venga accettata senza problemi. E’ questo forse il segreto della vita e dei rapporti sociali? Sembra essere di sì soprattutto se Boris giunge a sposare l’idea fatalista della vita: sebbene ci si impegni in qualcosa, in realtà a regolare le nostre azioni e le nostre vite non sono che il fato e la fortuna. Altrimenti per quale motivo Boris, ad un’età avanzata e nel pieno del suo esistenziale scetticismo, incontrerebbe una giovane ragazza di provincia pronta ad insidiare la sua quotidianità? Una ragazza -dal punto di vista di Boris- ingenua, sciocca, priva di cultura non in grado di comprendere nemmeno i più semplici cliché.
La realtà sociale del protagonista, attraverso il matrimonio con la giovane ragazza, si amplia giungendo in contatto con altre realtà paradossali come quelle dei genitori della ragazza di cui sono evidenziate le evoluzioni e i desideri repressi come un’omosessualità latente.
”Basta che funzioni” smaschera le convinzioni sociali, i rapporti di facciata e mette a nudo la vita dei suoi personaggi, smascherando le realtà taciute per convenienza, attaccando l’atteggiamento religioso di alcuni suoi personaggi e la banalità umana, non risparmiando nemmeno gli insulti a bambini non in grado di apprendere le basilari regole del gioco degli scacchi, fino alla più dissacrante definizione di Dio.
Allen, dopo la parentesi cinematografica europea, ambienta il suo “Basta che funzioni” nella sua adorata New York realizzando una pellicola di vera e propria denuncia umana con forte sarcasmo e dalle battute che fanno divertire e ridere lo spettatore, ma con un tagliente e forte attacco verso l’umanità.

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