Anything else

Regia: Woody Allen
Cast: Jason Biggs, Christina Ricci, Woody Allen, Danny DeVito.
Genere: Commedia
Anno: 2003

anythingelselocandinaCome da genere, “Anything else” è l’ulteriore commedia alleniana concentrata sulle dinamiche della vita di coppia. Ad essere analizzata è la relazione contorta di Jerry e Amanda. La relazione, nata in maniera clandestina, percorre un’evoluzione paradossale fatta di tanti elementi ed episodi un pò fuori dalla normalità. Amanda è l’elemento esuberante della coppia che non fa altro che infrangere l’armonia, destabilizzando continuamente il suo amato. Jerry, invece, è il protagonista del film un pò perso e che rivolge la parola al suo pubblico per chiarimenti e domande; e in lui si può ben individuare la proiezione dello stesso regista. Emerge un personaggio alquanto singolare: Jerry è un ragazzo di ventun’anni con un matrimonio già fallito alle spalle, è vanamente in terapia da uno psicanalista di poche parole e ha problemi ad affermarsi come scrittore a causa del suo agente incompetente. In questi tre aspetti si ravvisa la causa dell’insuccesso della vita di Jarry nonostante la sua giovane età. Eppure il protagonista della vicenda non è solo ad affrontare le turbe quotidiane della vita. Accanto, infatti, come consigliere e guida, c’è un uomo maturo negli anni con una strana visione della vita e che prontamente dispensa consigli e suggerimenti. L’uomo in questione è Dobel interpratato dallo stesso Allen.
Sebbene la maggior parte della pellicola sia dedicata all’evoluzione della storia dei due fidanzati, non si può non considerare il peso che il personaggio di Dobel ha non soltanto sui risvolti della storia d’amore, bensì nella sua aspra concezione di vita e  di società. Egli sembra un pazzo in preda a manie di persecuzioni. Il periocolo dell’antisemitismo è visto ovunque, ma non solo, è il periocolo in genere ad essere una costante minaccia per ognuno e in ogni momento. Da qui la necessità di equipaggiarsi con un “kit di sopravvivenza” e, magari, con un fucile in casa tutti sarebbero più tranquilli. Nello stesso tempo Dobel si fa portavoce di un senso di giustizia che va rispettato e fatto valere su tutto fino all’esasperazione (è il caso della scena del parcheggio dell’auto o come ancora del finale, quando Dobel ammetterà di esser stato capace di un’azione estrema).
I classici temi alleniani non mancano all’appello, alcuni sono più sviluppati altri meno, come l’ateismo; ma ciò che più colpisce di questa pellicola è proprio il personaggio di Dobel, seppure decentrato rispetto al fulcro della trama, fortemente cinico e continuamente sulla difensiva con ammonimenti sulla vita di coppia e soprattutto sulla società. Sarà proprio la sua franchezza a indurre il giovane Jarry verso un processo di crescita e a liberarsi di tutto ciò che lo teneva fermo ad uno stato mediocre.I più bei dialoghi, infatti, sono senz’altro quelli che si sviluppano tra Jarry e Dobel sullo sfondo di Central Park.
Non mancano scene divertenti e personaggi secondari frustrati e repressi come la mamma di Amanda, una musicista non più ispirata e in relazione con un uomo conosciuto nel centro alcolisti anonimi. Così come non mancano dei bei brani che accompagnano la narrazione.
“Anything else” non aggiunge niente di nuovo al repertorio tematico alleniano, ma senza dubbio riesce nel suo piccolo a trovare alcuni elementi di differenziazione che non dispiacciono affatto e che rendono (come sempre) piacevole la visione. D’altronde “è come tutto il resto”.

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